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Interventi

L’Aula del XXI Secolo come Ambiente di Apprendimento

La “Scuola” intesa come Spazio Fisico
Nel dibattito sulla riforma della scuola viene spesso sottovalutata l’importanza della scuola intesa come “Habitat“, spazio fisico e architettonico in cui ha luogo il processo di insegnamento e apprendimento. L’idea che gli ambienti in cui si svolge l’attività educativa siano come lo Spazio newtoniano “vuoti contenitori” caratterizzati da uniformità e universale omologazione, ha radici antiche nella scuola italiana. Negli altri paesi monitorati dall’OECD, esistono architetti specializzati nello School Design, che lavorano insieme ai rappresentanti di docenti e studenti per creare gli spazi educativi.
Ma è davvero irrilevante lo spazio nel quale si svolge la didattica? Può migliorare l’apprendimento scolastico in edifici cadenti e fuori norma? L’ambiente didattico deve essere solo uno scatolone vuoto? In quali spazi attrezzati gli insegnanti possono lavorare a scuola al di là delle ore di lezione curricolari? Si possono integrare le “Nuove Tecnologie” nelle “Architetture Scolastiche Fatiscenti”?

Quali Spazi per una didattica basata sulle Nuove tecnologie?
Il problema dell’innovazione didattica in Italia, di come introdurre le nuove tecnologie o TIC nella didattica, presenta molti aspetti, tra quelli solo apparentemente poco importanti vi è quello dell’aula: come deve essere un’aula nel XXI secolo? Come deve essere ridisegnata per ospitare una didattica innovativa? Gli spazi, i banchi, le sedie, i posti occupati dalle persone, gli strumenti, la disposizione reciproca di tutti questi elementi, non sono affatto irrilevanti.

Componenti della classe del XXI secolo secondo Open Colleges

Componenti della Classe del XXI secolo secondo Open Colleges

Innovare non significa riempire le aule di LIM e Tablet
La semplice e mera introduzione di Lim e tablet non è la risposta al problema dell’innovazione didattica, non si tratta della ormai banale e universalmente accettata considerazione per cui non deve essere la didattica a piegarsi agli strumenti tecnologici, ma l’utilizzo di questi ad essere condotto secondo criteri, motivazioni, obiettivi didattici e formativi. Si tratta proprio dell’aula come spazio fisico e architettonico: come deve essere strutturata perché sia possibile sviluppare in essa una efficace didattica che faccia uso delle nuove tecnologie? Una didattica web based e digital based?
Il video, proposto da eLearning Workroom, descrive una delle possibili sistemazioni dell’aula scolastica per prepararla all’e-learning

Da aula ad ambiente di apprendimento
Schiaffare LIM e Tablet nello spazio dell’aula tradizionale significa continuare a perseguire la strada del vecchio apprendimento, niente di male in ciò, ché le vecchie e tradizionali modalità in cui si sviluppa il processo di apprendimento e insegnamento non sono affatto superate, anche se devono essere modificate ed integrate, se non si vuole la decomposizione del sistema scolastico e formativo del paese. Quindi come fare perché la spesa per LIM e Tablet possa servire a qualcosa? Occorre trasformare l’aula in un ambiente di apprendimento.
Il video qui sotto è un’animazione realizzata da Ray Stuckey, docente della Rodriguez Hig School (Usa), che ricostruisce un’aula dopo che è stata ristrutturata e ridisegnata, DALLO STESSO DOCENTE CON LA COLLABORAZIONE DEGLI STUDENTI, per supportare una didattica incentrata sull’utilizzo dell’e-learning e delle nuove tecnologie al fine di realizzare forme di apprendimento collaborativo e attività differenziate.


Come deve essere l’aula per una didattica basata sulle TIC e sul WEB?
Non esiste una unica conformazione che può essere proposta come ideale per l’aula tecnologica. I diversi modi di configurare un’aula e gli elementi che la compongono sono molteplici e funzionali alle esigenze didattiche con cui i media e le tecnologie vengono utilizzate, variabili in relazione ai programmi e curricoli o in base alle diverse attività, progetti, azioni laboratoriali poste in essere. La modularità e variabilità sono i criteri che devono essere tenuti presenti nella individuazione  delle caratteristiche dell’aula del XXI secolo, in modo che essa sia di volta in volta modificabile e riconfigurabile a seconda delle esigenze. Nelle immagini sottostanti sono raffigurati ambienti scolastici progettati secondo i principi dello School Design architettura centrata sullo studente e caratterizzata da: spazi aperti, luminosi, colorati,versatili e dinamici (elementi come pareti, mobili, strumenti, devono poter essere spostati e ricollocati facilmente), fatti per il lavoro in piccoli gruppi, la costruzione collaborativa della conoscenza, l’integrazione tra ambiente fisico e virtuale (online).

Qui sotto alcune immagini di spazi scolastici progettati secondo i principi dello School Desing

Disegno di una hig school negli Usa ispirato ai principi dell'attuale school design

Disegno di una Hig School negli Usa ispirato ai principi dell’attuale School Design

Esempio di School Design: ambienti scolastici per l'apprendimento realizzati dal PCOE (Uff. Educ. Contea di Placer)

Esempio di School Design: ambienti scolastici per l’apprendimento realizzati dal PCOE (Uff. Educ. Contea di Placer)

E in Italia?
Le immagini e le considerazioni fatte fin qui sono ricavate da quanto sta avvenendo in molti paesi, come quelli scandinavi o anglossassoni (Usa, Australia, Nuova Zelanda, ecc.), paesi in cui il curriculum e l’organizzazione degli studi sono molto diversi da quelli italiani. Un esempio, il sistema di istruzione superiore non si fonda come da noi sulla classe anagrafica, ma su corsi impartiti dai docenti a cui gli studenti scelgono di partecipare. Le aule quindi non sono aule in cui  viene a collocarsi stabilmente una data classe di studenti, ma sono aule disciplinari, in cui risiede stabilmente un docente, che impartisce differenti corsi della sua disciplina a differenti gruppi di studenti. Le aule quindi possono essere configurate secondo le metodologie, le esigenze e la didattica che caratterizzano quel docente e quella disciplina. In Italia la personalizzazione nella configurazione dell’aula non può invece andare oltre un certo limite, molto superficiale, dal momento che nella stessa aula vengono insegnate e apprese discipline diverse, con differenti esigenze da differenti docenti. Insomma, la possibilità per un docente di configurare a sua discrezione la propria aula, come nel caso del prof. Stuckey (il secondo video), sarebbe molto problematica, senza tener conto della strutturale mancanza di fondi.

2 aule (1st e 4th grade) del West Ada School District (Usa)

Esempi di organizzazione dell’ambiente di apprenidmento – 2 aule (1st e 4th grade) del West Ada School District (Usa)

Italia: un paese in via di sottosviluppo?
Forse sarebbe realisticamente necessario riconoscere che il nostro paese, anche se la classe dirigente fosse intenzionata a realizzare una politica scolastica adeguata, semplicemente, non può permettersi la spesa necessaria per realizzare un sistema di scuole e di aule del genere. L’Italia è un paese, non solo in ambito scolastico, che appare in via di sottosviluppo, quindi occorre considerare la fattibilità anche finanziaria di un intervento complessivo sull’edilizia scolastica e commisurare tale intervento alle limitate risorse disponibili. Ricordo che più della metà degli edifici scolastici italiani non è a norma in fatto di sicurezza e non vi è la possibilità, né a breve, né a medio termine di risolvere questa situazione, con il risultato che, non solo pare utopia immaginare le aule delle nostre scuole ridisegnate in funzione di nuove tecnologie e nuove forme di didattica, ma il sistema scolastico va avanti e andrà ancora avanti, al di fuori della legalità.

La banda Larga e le Mulattiere Informatiche
Se occorre ridisegnare l’aula come spazio educativo finalizzato alla didattica, è anche necessario considerare l’aula non solo come spazio fisico, ma anche come “spazio virtuale“. La possibilità di collegare al Web l’aula, e quindi la didattica, apre la comunicazione formativa alle innumerevoli potenzialità offerte dalla rete e dalle attività che in essa si possono svolgere. Perché queste opportunità possano essere colte è necessaria la “Banda Larga” e “Ultra Larga“, ovvero una connessione a Internet veloce, stabile e dell’ordine dei 20/30 Mbps in Download.
Anche in questo campo la situazione italiana è quella di un paese sottosviluppato come testimoniano i dati dall’indagine condotta dall’Ookla, azienda leader nel campo della BroadBand (banda Larga), in cui l’Italia è fanalino di coda in Italia e nel mondo con 9,1 Mbps di velocità media di download. Si pensi che obiettivo della CEE è quello portare la velocità di download a 100 Mbps entro il 2020. Se negli altri paesi europei si è già alla “Autostrade Informatiche” con tutto quello ne consegue in termini di sviluppo economico, progresso nelle nuove tecnologie, ma anche enormi potenzialità in ambito formativo, in Italia siamo alle “mulattiere informatiche“, con connessioni nelle che vanno e vengono, insufficienti e lente, che impediscono di utilizzare efficacemente i dispositivi di cui le aule dispongono (Lim, portatili, Tablet, ecc.)

Diffusione Banda Larga nel mondo

Dati Indagine Ookla: Diffusione Banda Larga nel Mondo – Velocità di Download in Mbps

E allora che fare?
Fare di necessità virtù ed esercitare la picaresca arte dell’arrangiarsi con quanto si riesce ad avere sembra la strada che si dovrà percorrere. Utilizzare al meglio strutture e strumenti disponibili non cadendo nell’errore di calare l’innovazione dall’alto e di mirare ad adeguare la didattica agli strumenti e alle nuove tecnologie. Si tratta di trovare soluzioni ad hoc di volta in volta differenti e variabili, a seconda delle circostanze e delle risorse umane e materiali che si hanno a disposizione. Lo sviluppo del Web, con la disponibilità di Applicazioni Web gratuite, l’affermarsi di modelli di e-learning come la Flipped Classroom e il Blended Learning, possono favorire soluzioni di forte impatto formativo e con costi bassi o nulli.
Occorre anche abbandonare il paradigma dell’ingegneria educativa e della progettazione dell’istruzione per adottare un approccio basato su quello che Wenger, a proposito delle comunità di pratica, chiama il coltivare (cultivating), l’azione indiretta di sostegno, guida, risoluzione creativa di problemi fondata sulla natura autopoietica della comunità di apprendimento e che si contrappone alla natura verticale del progettare, di matrice fordista-taylorista. Dall’incontro quotidiano tra tecnologia e pratica formativa, tra docenti e studenti reali (non quelli ideali dei progetti e dei pedagogisti), si dovrà partire per risolvere di volta in volta i problemi dell’innovazione e dell’uso delle TIC, con soluzioni differenti e mai definitive, come se si fosse in una perpetua fase beta.

Linkografia
Martina Pennisi, “Banda larga, Italia profondo rosso” Corriere.it, 02/02/2015
Gianfranco Marini, Aula del XXI secolo, Bacheca Pinterest

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Informazioni su gianfrancomarini

insegno Storia e Filosofia nel Liceo Scientifico "G. Brotzu" di Quartu Sant'Elena. Sono laureato in Filosofia presso l'Università di Cagliari e in Tecnologia della comunicazione multimediale presso l'Università di Ferrara. Curo un blog e una rubrica dedicata alle nuove tecnologie nella didattica su scoop.it.

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