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Interventi

L’innovazione nascosta ne #labuonascuola

Il testo del disegno di legge su #labuonascuola è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 13 marzo scorso ed è ora pronto per affrontare l’iter parlamentare, se ne possono seguire le vicende nello speciale costantemente aggiornato di Orizzontescuola.

Il punto di vista degli insegnanti sembra in linea di massima estremamente critico nei confronti della riforma, e in generale anche l’opinione pubblica e i mezzi di informazione si concentrano sulle criticità riguardanti il piano assunzionale. Ma qui siamo su Insegnanti 2.0 e lo scopo di questo intervento è focalizzare l’attenzione sulle opportunità che la riforma tutto sommato offre dal punto di vista dell’innovazione tecnologica e didattica nella scuola italiana.

Le opportunità per l'innovazione ne #labuonascuola

Parto da alcune considerazioni fatte in un articolo che ho scritto giorni fa, nel quale ho voluto evidenziare come la (vera) buona scuola si può realizzare soprattutto se alla discussa autonomia conferita ai presidi verranno affiancate misure di accountability e verifica sul loro operato, trasparenza delle scuole e rilascio di open data.

L’ottimo dossier di Tuttoscuola che sintetizza in alcune schede i punti cardine del DdL mi è stato molto utile per fare ulteriori approfondimenti e definire le opportunità che effettivamente la riforma offre.

Il Piano triennale per l’offerta formativa

Il Piano triennale per l’offerta formativa (art. 2 del DdL) estende gli obiettivi del classico POF e si occupa anche della programmazione delle attività formative rivolte al personale docente, della quantificazione delle risorse per la realizzazione dell’offerta formativa, nonché delle attrezzature e delle infrastrutture materiali necessarie.

Il Piano viene elaborato entro ottobre dell’anno scolastico del triennio di riferimento dal dirigente scolastico, sentito il collegio dei docenti e il consiglio d’istituto, nonché i principali attori economici, sociali e culturali del territorio. Ai più sembrerà un’eresia il fatto che un preside possa scrivere tutto da solo un documento di tale complessità. E in effetti lo sarebbe, ma un DS illuminato redigerebbe sicuramente il Piano in maniera collegiale.

L’Ufficio Scolastico Regionale valuta poi la proposta di piano in termini di compatibilità economico-finanziaria e di coerenza con gli obiettivi. Successivamente il MIUR verifica il rispetto degli indirizzi strategici e conferma le risorse destinabili alle infrastrutture materiali e il numero di posti dell’organico dell’autonomia effettivamente attivabili, nel limite delle risorse disponibili.

Le istituzioni scolastiche assicurano la piena trasparenza e pubblicità dei Piani triennali dell’offerta formativa, anche al fine di permettere una valutazione comparativa da parte degli studenti e delle famiglie. La pubblicazione dei Piani avverrà nel Portale unico dei dati della scuola, previsto dal comma 1. dell’Art. 14 del DdL del quale parleremo più avanti.

Innovazione digitale e didattica laboratoriale

L’art. 5 del DdL prevede l’aggiornamento del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), il documento strategico del MIUR per la digitalizzazione della scuola, ormai concluso nel 2014 e che molti docenti conoscono perché coinvolti ad esempio nei progetti LIM in classe e Classi 2.0.

I Piani triennali ai quali abbiamo fatto cenno prima devono necessariamente prevedere azioni sinergiche con il PNSD, essenzialmente per perseguire obiettivi come:

  1. attività volte allo sviluppo delle competenze digitali degli studenti, anche attraverso la collaborazione con Università, associazioni, organismi del terzo settore e imprese;
  2. potenziamento degli strumenti didattici e laboratoriali necessari a migliorare la formazione e i processi di innovazione delle istituzioni scolastiche;
  3. strumenti organizzativi e tecnologici per favorire la governance, la trasparenza e la condivisione di dati, nonché lo scambio di informazioni tra dirigenti, docenti e studenti e tra istituzioni scolastiche ed educative e articolazioni amministrative del MIUR;
  4. formazione dei docenti per l’innovazione didattica;
  5. formazione dei DSGA, degli assistenti amministrativi e assistenti tecnici per l’innovazione digitale nell’amministrazione;
  6. potenziamento delle infrastrutture di rete, con particolare riferimento alla connettività nelle scuole;
  7. valorizzazione delle migliori esperienze delle istituzioni scolastiche anche attraverso la promozione di una rete nazionale di centri di ricerca e formazione da collocare presso le scuole con più alto livello di innovatività.

Le scuole possono individuare docenti nell’ambito dell’organico dell’autonomia cui affidare il coordinamento di tutte queste attività. Capite bene che questa è una grande opportunità per tutti gli insegnanti da sempre attivi, finora in maniera autonoma e spesso volontaristica, nell’utilizzo e nella diffusione delle ICT nelle scuole.

Per favorire lo sviluppo della didattica laboratoriale, le istituzioni scolastiche, anche in rete fra loro o attraverso i poli tecnico-professionali, possono dotarsi di laboratori territoriali per l’occupabilità attraverso la partecipazione, anche in qualità di soggetti cofinanziatori, di enti locali, università, associazioni, fondazioni, enti di formazione professionale, istituti tecnici superiori e imprese private.

Le risorse economiche per attuare queste attività sono per il 2015 pari a 90 milioni di euro, mentre per il 2016 verrà autorizzata una spesa per ulteriori 30 milioni di euro. I finanziamenti verranno erogati alle scuole mediante un apposito Decreto MIUR.

Organico dell’autonomia per l’attuazione dei Piani triennali

L’organico dell’autonomia è determinato su base regionale, con cadenza triennale, ed è composto dai posti comuni, quelli di sostegno e quelli per il potenziamento dell’offerta formativa. L’organico è finalizzato alle esigenze curricolari, extracurricolari, educative ed organizzative che le istituzioni scolastiche esprimono con i Piani triennali dell’offerta formativa.

I ruoli dei docenti rimangono regionali e vengono articolati a livello territoriale (provinciale?) in albi, suddivisi per gradi di istruzione, classi di concorso e tipologie di posto. Negli albi trovano posto solo i docenti che verranno messi in ruolo, o quelli già di ruolo ma che hanno fatto domanda per procedure di mobilità territoriale e professionale.

Il dirigente scolastico può, sulla base di procedure trasparenti e pubbliche come disposto dal comma 3 dell’art. 7 del DdL, attribuire incarichi ai docenti iscritti negli albi territoriali di cui sopra. I dirigenti scolastici inoltre individuano fino a 3 docenti tra quelli di ruolo che lo coadiuvano nell’organizzazione dell’istituzione.

L’organico dell’autonomia a mio avviso costituisce una grande opportunità per realizzare le azioni di innovazione tecnologica e didattica, di formazione e aggiornamento del personale docente e non docente, senza più fare ricorso al “tempo libero” degli insegnanti, ma anzi valorizzandone l’impegno e le competenze acquisite.

Individuare in ogni scuola docenti con funzioni di tecnologo potrebbe avere una grande ricaduta positiva, rendendo più stabili ed efficaci le azioni sopra accennate e portando magari alla costituzione di centri di eccellenza che potrebbero offrire a costo zero il proprio supporto ad altre scuole. Insomma, valorizzazione delle competenze da un lato, diffusione delle “best practice” con grande risparmio di spesa dall’altro.

Carta per l’aggiornamento e la formazione del docente

Secono l’art. 10 del DdL la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale. Le attività di formazione sono definite dalle singole istituzioni scolastiche in coerenza con il Piano triennale dell’offerta formativa e sulla base delle priorità nazionali indicate nel Piano nazionale di formazione, adottato ogni tre anni con decreto del MIUR, sentiti i sindacati.

Al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le relative competenze professionali, è istituita la Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. La Carta, dell’importo di 500 euro annui, può essere utilizzata per l’acquisto di libri e testi, anche in formato digitale, di natura didattico-scientifica, pubblicazioni e riviste riferite alle materie di insegnamento e comunque utili all’aggiornamento professionale, acquisto di hardware e software, iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e qualificazione delle competenze professionali, rappresentazioni teatrali e cinematografiche, ingresso a musei, mostre ed eventi culturali, nonché per iniziative coerenti con le attività individuate nell’ambito del Piano dell’offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione.

Le risorse per l’attuazione del Piano nazionale di formazione e per la realizzazione delle attività formative sono di 40 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2016.

Trasparenza e open data con il Portale unico dei dati della scuola

L’art. 14 del DdL ha un titolo che mi sta molto a cuore: open data. Facendo esplicito riferimento al Codice dell’Amministrazione Digitale e alla Direttiva Public Sector Information viene stabilito che le scuole devono garantire l’accesso e la riusabilità dei dati pubblici del sistema di istruzione e formazione nazionale, pubblicando in formato aperto sul Portale unico dei dati della scuola:

  1. i bilanci delle scuole;
  2. i dati pubblici del Sistema Nazionale di Valutazione;
  3. l’anagrafe dell’edilizia scolastica;
  4. i provvedimenti di incarico di docenza;
  5. i piani dell’offerta formativa;
  6. i dati dell’Osservatorio Tecnologico;
  7. i materiali e le opere autoprodotte dagli istituti scolastici e rilasciati in formato aperto secondo le modalità dettate dall’art. 15 del D.L. 11/2008;
  8. le informazioni utili a valutare l’avanzamento didattico, tecnologico, e d’innovazione del sistema scolastico;
  9. la normativa, gli atti e le circolari secondo gli standard di cui al D.Lgs. 33/2013.

Inoltre il Portale, gestito dal MIUR, sentito il Garante per il trattamento dei dati personali, rende accessibili i dati del curriculum dello studente di cui all’articolo 3 e il curriculum del docente di cui all’articolo 7 dello stesso DdL.

Per l’anno 2015 è stata autorizzata la spesa di 1 milione di euro per la realizzazione del Portale, mentre a decorrere dall’esercizio 2016 è autorizzata la spesa di 100.000 euro per le spese di gestione e mantenimento.

Per dare supporto alle scuole, verrà realizzato anche un canale permanente di comunicazione con gli uffici del MIUR e valorizzando la condivisione di buone pratiche tra le istituzioni scolastiche, anche attraverso la costruzione di un portale e di forum informatici dedicati.

Le scuole innovative

L’art. 18 del disegno di legge prevede l’emanazione di un avviso pubblico per l’elaborazione di proposte progettuali da sottoporre ad una Commissione di esperti, cui partecipa anche la Struttura di missione per l’edilizia scolastica istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, al fine di individuare soluzioni progettuali di scuole altamente innovative dal punto di vista architettonico, impiantistico, tecnologico, dell’efficientamento energetico, della sicurezza strutturale ed antisismica e caratterizzate da nuovi ambienti di apprendimento anche per favorire l’uso continuo e costante delle moderne tecnologie nell’attività didattica.

Sulla base delle soluzioni progettuali individuate, gli enti locali interessati presentano un progetto per la realizzazione di una nuova scuola alla propria Regione, che seleziona la migliore proposta anche in termini di apertura della scuola al territorio e la trasmette al MIUR ai fini dell’assegnazione del finanziamento per la realizzazione dell’edificio scolastico.

Per la realizzazione delle scuole sono previsti 300 milioni di euro nel triennio 2015-2017 (davvero pochini a mio avviso), mentre pare che siano previste delle risorse anche per pagare i canoni di locazione da corrispondere all’INAIL nella misura di 3 milioni di euro per l’anno 2016, 6 milioni nell’anno 2017 e 9 milioni a decorrere dall’anno 2018. Non è chiaro però se dopo il 2018 le scuole dovranno pagare, e come, questi canoni di locazione.

E’ anche un lavoro per Digital Champion

Proviamo a immaginare ora come le opportunità che la riforma offre dal punto di vista dell’innovazione tecnologica e didattica nella scuola italiana potranno essere concretamente messe in atto.

Di sicuro un ruolo fondamentale l’avranno i dirigenti scolastici, che da un lato vengono caricati di grandi responsabilità, dall’altro avranno la possibilità di coinvolgere attivamente i propri docenti, dando un concreto impulso alle iniziative con gli strumenti che abbiamo descritto in precedenza:

  1. Il Piano triennale, che consentirà di andare oltre la semplice offerta formativa, programmando in maniera dettagliata e collegiale azioni come la formazione e l’aggiornamento dei docenti, le iniziative di miglioramento tecnologico e didattico, le partnership con altri stakeholder presenti sul territorio come università, aziende, associazioni, enti locali, altre scuole.
  2. L’organico funzionale e gli incarichi specifici extra didattici ai docenti, grazie ai quali sarà possibile per le scuole che ne sono prive, di acquisire personale qualificato e specializzato nelle ICT e nelle metodologie didattiche innovative.
  3. La carta del docente, mediante la quale ogni docente potrà accedere a risorse economiche extra per costruire un percorso di formazione e aggiornamento funzionale alle proprie esigenze, sul quale potrà magari ricevere supporto proprio dai docenti esperti nel settore.
  4. Il Portale unico dei dati della scuola, affiancato al Sistema Nazionale di Valutazione, costituirà lo strumento fondamentale sia per l’autovalutazione delle scuole, sia per garantire la trasparenza nei confronti dei docenti, del personale ATA, degli studenti e delle famiglie.

Un altro ruolo concreto potranno rivestirlo i Digital Champion, persone che in maniera volontaria e gratuita hanno dato la propria disponibilità per promuovere a livello territoriale i temi dell’innovazione in ogni settore della vita delle grandi città, dei piccoli paesi, tra i cittadini, gli imprenditori, gli amministratori locali… e naturalmente anche nel mondo della scuola.

Tra gli Insegnanti 2.0 ci sono diversi Digital Champion tra i quali Salvatore Giuliano, Giuseppe Corsaro, Laura Biancato, mi perdoneranno gli altri dei quali non ho direttamente notizia, io sono Digital Champion di Novoli, il paese nel quale vivo in provincia di Lecce.

Sono convinto che se come insegnanti Digital Champion costituissimo un coordinamento di settore, potremmo realizzare efficaci iniziative a supporto delle scuole, dei docenti e degli studenti sulle tematiche riguardanti l’uso delle tecnologie per studiare. lavorare e vivere meglio, insomma per contribuire alla realizzazione della vera buona scuola.

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Informazioni su Pietro Blu Giandonato

Sono geologo, la mia attività principale è quella di insegnante di ruolo di scienze alle scuole superiori. Da quasi 20 anni mi occupo anche di GIS e geomatica. Altra mia passione è la tecnologia, soprattutto quando aiuta a vivere e lavorare meglio.

Discussione

8 pensieri su “L’innovazione nascosta ne #labuonascuola

  1. Beh, non posso nascondere la soddisfazione nel vedere come in questo articolo siano stati pienamente colti gli obiettivi che noi dell’ufficio avevamo in mente e sui quali siamo riusciti a mettere d’accordo anche i decisori. Grazie ai tanti docenti comandati dell’ex-Ufficio V, grazie a voi Insegnanti 2.0 per tutto il lavoro straordinario che fate!

    Pubblicato da Christian Di Maggio | 28 marzo 2015, 6:24 pm
    • Mi fa piacere essere riuscito a cogliere gli aspetti chiave riguardanti l’innovazione tecnologica e didattica presenti nel DdL. Ora speriamo non vengano snaturati e annacquati nei passaggi parlamentari.
      Noi rimarremo sulla palla 😉

      Pubblicato da Pietro Blu Giandonato | 28 marzo 2015, 7:16 pm
    • Credo si possa tranquillamente considerare la riflessione contenuta nel post di Pietro come una razionale, ragionevole e niente affatto superficiale disamina di tutti quei punti contenuti nel ddl che oggettivamente costituiscono un’ottima prospettiva per la didattica (e la scuola) digitale dei prossimi anni. Speriamo bene. 🙂

      Pubblicato da Giuseppe Corsaro | 29 marzo 2015, 11:05 pm

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