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Dalla rete, Esperienze, Strumenti, Testimonianze

Insegnanti 2.0: stiamo sbagliando tutto?

Spesso mi trovo a riflettere sul significato di insegnante due punto zero. Cosa mi qualifica come insegnante due punto zero? Sono le tecnologie che uso? Sono le metodologie didattiche che offro ai miei studenti? E i miei studenti?

Il mio essere un insegnante all’avanguardia li rende 2.0, oppure è la loro condizione di generazione Z a richiedermi di essere almeno due punto zero?

Nelle varie riflessioni, da wannabe 2.0, ho googlato le parole “insegnamento” e “apprendimento”, da cui emerge in buona sostanza che:

L’insegnante è una persona che ha il compito di presentare in maniera organica e comprensibile a degli individui elementi formativi in modo che possano ottenere un maggiore adattamento all’ambiente.

Da qui ho esaminato il mio percorso da 2.0 e ho notato che per quanto interessanti, belle, avvincenti o comode la maggior parte delle attività svolte, applicazioni provate e esperienze proposte non mi aiutano a trasmettere conoscenze utili ai miei studenti: nel caso delle applicazioni didattiche multimediali o dei video,  nella pratica si delega allo strumento l’attività di presentazione. Nel caso delle esperienze VR o di robotica agli studenti, e all’insegnante, è richiesto l’apprendimento dell’uso di strumenti inutili a solo scopo esemplificativo. In ogni caso, inoltre, l’attività o il contenuto multimediale, necessita di essere trattato in classe per essere veramente compreso e appreso dagli studenti.

Per questo ho rediretto i miei sforzi per raggiungere lo status di 2.0, a tutti quegli strumenti che potessero in qualche modo aiutarmi a rendere più incisive le mie lezioni frontali, sia dal punto di vista dello sforzo a me richiesto sia da quello dello sforzo richiesto ai miei studenti. Uno strumento è utile nella misura in cui rende più facile un compito. Anche in questo caso devo dire ho avuto difficoltà. La quasi totalità degli strumenti esistenti in tal senso, ha almeno tre grossi difetti: 

  • Sono piattaforme web e purtroppo le scuole in cui insegno non sono dotate di buone connessioni internet.
  • Sono strumenti costosi, o per cui è necessaria un’adozione globale da parte della scuola; entrambi ostacoli insormontabili per un singolo docente.
  • Le principali funzioni sono limitate alla reportistica, o alla condivisione di materiale multimediale; alcune volte selezionato e di qualità altre a libera discrezione del docente.

Per cui ho cominciato a fare una cosa che molti dei miei colleghi riterranno assurda, mi sono messo a registrare le lezioni che faccio in classe. Mi sono ispirato al modo di pensare dei miei studenti. La loro occupazione principale è lo smartphone, in particolare la visione di video umoristici su Instagram e Youtube. Osservandoli meglio ho notato però che molti guardano video della categoria “How to” che spiegano appunto “Come fare” una miriade di cose, da come organizzare uno scherzo a un compagno di banco con una scolorina a come riuscire a memorizzare una formula matematica. 

Ho cercato uno strumento che mi consentisse di registrare e condividere le mie lezioni che non avesse i problemi sopra citati, e dopo vari tentativi, dall’uso di una webcam a quello di vari programmi e estensioni di screen recording, sono approdato alla piattaforma Lim-e (https://www.lim-e.it). Lim-e ha tutto quello che mi serve: è gratis, l’iscrizione di insegnanti e studenti è libera, registra solo lo schermo della LIM e i video che produce sono estremamente compressi in modo da funzionare con la peggiore connessione internet pensabile.

Da quando registro le lezioni, praticamente nessuno dei miei studenti prende più appunti in classe. Tuttavia i quaderni sono comunque pieni di annotazioni, che credo i ragazzi scrivano a casa quando con calma riguardano le lezioni. In classe il livello di attenzione è alto e il silenzio assoluto, in modo da non condizionare la qualità della registrazione audio.

Non so dire se il fatto di registrare le lezioni abbia migliorato il rendimento delle mie classi, ma sicuramente ha semplificato la loro metodologia di studio e dato più rilevanza al tempo trascorso a scuola. In più ha anche preparato quelli tra i miei ragazzi che proseguiranno gli studi all’università, dove è prassi comune mettere a disposizione le registrazioni e le esercitazioni svolte in sede.

Mi sono sentito di condividere questa esperienza anche perché Lim-e ha recentemente indetto un bando (https://www.lim-e.it/it/school-rec-regolamento) rivolto a scuole e studenti per incentivare la scuola alla registrazione di lezioni e gli studenti a provare questo nuovo modo di studiare. La cifra è considerevole, 25000€ senza vincoli di spesa per le scuole che registrano almeno 8000 ore di lezione.

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