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Esperienze, Interventi, Piattaforme, Testimonianze

La didattica 2.0 e i Social Network

La scuola 2.0 non è solo Lim, Tablet, WiFi.

La Scuola è, e continua ad essere:  didattica, metodo, persone. L’introduzione di nuovi strumenti digitali rischia di modificare radicalmente l’approccio se non si comprendono le potenzialità e le logiche degli strumenti introdotti. L’introduzione di strumenti di questo tipo è di per sé invasivo e pervasivo: disporre di un tablet o un personal computer in classe non può e non deve limitarsi a poter consultare (una app, un sito, un documento o un libro) ma deve far pensare ad una modalità estesa della didattica. Deve contribuire a creare un nuovo modo di fare didattica, deve essere inclusivo e deve mediare dalle potenzialità degli strumenti un nuovo modo di approcciare la didattica.

La didattica ha due facce, una si chiama Insegnamento e l’altra si chiama Apprendimento.

Per apprendere, dobbiamo essere coinvolti.

Dobbiamo sentirci partecipi ed in grado di partecipare. È per questo che molti auspicano l’uso dei social network come strumento didattico. Intuizione fantastica quanto a metodica e logica, enorme sciocchezza se si pensa ai normali social network, alla loro sicurezza e agli strumenti che li caratterizzano. La soluzione è ovviamente una applicazione che sia costruita appositamente per la scuola in grado di mediare dai social network la semplicità d’uso, la coralità ovvero la multi direzionalità o quanto meno la bi direzionalità docente-discente, ma che al contempo gestisca al meglio problematiche legate agli strumenti disponibili: post, foto, filmati, ma anche wiki, calendario, rating su ciò che viene scritto, documenti uploadabili di ogni genere, gestione delle informazioni e… potenti motori di ricerca. Ovvero: poter condividere la lezione del giorno, sotto forma non solo di testo, di lezione, video lezione, link, documenti di ogni genere che rappresenta la monodirezionalità docente-discente, ma anche commentare on line, chiedere chiarimenti, fissare il proprio punto di vista in modo chiaro, verificare le fonti, cercare, confutare, interagire in quello che, tutto assieme, rappresenta la mappa cognitiva di quella lezione per quella classe.

I Social Network e i dati.

Un social network nasce col preciso scopo di essere attrattivo. È una trappola, è il paese dei balocchi che ci viene concesso in uso al fine di vendere noi e la nostra identità, i nostri dati, vendere la nostra attenzione a chi ci vuole indirizzare messaggi pubblicitari, vendere i nostri dati a chi fa statistica marketing.

Tutto questo avviene con la nostra autorizzazione espressa ed esplicita che autorizza il produttore di turno ad usare i nostri dati in modo chiaro, direttamente e indirettamente in ogni ambito.

È infatti comunemente noto che le aziende che gestiscono i social network concedono l’uso dei propri prodotti secondo clausole molto rigide che ci impedisce di far loro causa qualora perdessero, o venissero loro trafugati i nostri dati. È chiaro che l’intento non è quello di vendere esplicitamente i nostri dati a terzi, ma, qualora accadesse, nulla potremmo fare in termini di rivendicazioni.

È pensabile che tutti i dati relativi alla didattica possano andare persi senza nessun coinvolgimento da parte del fornitore ? quali garanzie vengono date ? c’è un contratto scritto e firmato ?

La Legge Italiana e i dati degli studenti.

È paradossale, nel nostro sistema normativo, quando emettono una fattura a mio nome, io devo dare un consenso esplicito e firmare documenti cartacei al fine di consentire a qualcuno di gestire i miei dati contabili, che di solito sono limitati ad una stringatissima anagrafica corredata da una partita iva o codice fiscale. Viceversa c’è qualcuno che pensa di poter affidare ad un social network non solo anagrafiche complete, ma anche di poter affidare a società che non rispondono alle leggi italiane, un insieme spaventosamente ricco di informazioni altamente riservate e ultra sensibili su soggetti di minore età.

Supponiamo che all’interno di una materia umanistica vengano espresse opinioni, o comunicati dati relativi alla salute, parlando di dieta e di cibi per celiachi, diabetici, piuttosto che kosher (dati sull’orientamento religioso), o più semplicemente che esprimano tendenze e orientamenti politici o sessuali. È possibile pensare di affidare questi dati a qualcuno che risponde alla normativa delle Antille? Cosa accade se questi dati vengono trafugati ? o peggio, venduti ?Chi è responsabile ?

Il garante delle Privacy ha diramato una serie di documenti che sono raggiungibili anche sul web ad interpretazione della normativa vigente. Consultabili on line:

http://www.garanteprivacy.it/documents/10160/2416443/La_privacy_tra_i_banchi_di_scuola.pdf

Quadro Normativo.

La normativa é stata consolidata in un testo unico approvato con Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 che stabilisce sostanzialmente:

“Un sistema per la gestione della didattica nel quale sono necessariamente note le identità degli studenti e sono attribuiti loro, pensieri e riflessioni deve essere soggetta alle leggi italiane, in particolare alla legge sulla privacy.”

Infatti la normativa prevede che :

Il fornitore deve sottoscrivere con la scuola un contratto di assunzione di responsabilità in merito alla proprietà dei dati (che sono della scuola e dello studente art. 4 comma 1 lett. f) e dell’Art. 28 del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, e in merito alla responsabilità del trattamento dei dati ( ai sensi dell’Art.4 c. 1 lett. g) e Art. 29 del D.Lgs. n. 196/2003 Artt. 4 c. 1 lett. h) e 30 della precitata normativa)”

Il trattamento si estende anche ai dati (o eventuali dati) sensibili e giudiziari, di cui all’Art. 4 c. 1 lett. d) ed e) del D.Lgs. n. 196/2003 per i quali il Fornitore e responsabile del trattamento dei dati  rilascerà autorizzazione ai suoi incaricati del trattamento o della manutenzione.

Trattamento dei dati nelle istituzioni scolastiche pubbliche.

Le scuole hanno l’obbligo di far conoscere agli studenti e alle loro famiglie – se gli studenti sono minorenni – come usano i loro dati personali. Devono cioè rendere noto, attraverso un’adeguata informativa, quali dati raccolgono e come li utilizzano. Le scuole pubbliche non sono tenute a chiedere il consenso per il trattamento dei dati personali degli studenti. Gli unici trattamenti permessi sono quelli necessari al perseguimento di specifiche finalità istituzionali oppure quelli espressamente previsti dalla normativa di settore. Alcune categorie di dati personali degli studenti e delle famiglie – come quelli sensibili e giudiziari – devono essere trattate con estrema cautela, verificando prima non solo la pertinenza e completezza dei dati, ma anche la loro indispensabilità rispetto alle “rilevanti finalità pubbliche”  che si intendono perseguire.

Ad esempio: Origini razziali ed etniche, Convinzioni Religiose, Stato di Salute, Convinzioni Politiche, Dati di carattere giudiziario

Warnings! Breve Guida per scegliere una piattaforma Social per la Didattica: a cosa prestare attenzione!

Social Network generici :

Facebook non è una piattaforma didattica, ma un Social Network che appartiene ad una società che vive vendendo alle società di marketing, i dati degli iscritti. Attività che è espressamente vietata dalla legge italiana nei confronti degli studenti. Inoltre la maggior parte dei Social network vende direttamente spazi pubblicitari all’interno dell’interfaccia: Pubblicità e messaggi non possono essere in alcun modo filtrati e appaiono sulla spalla destra dell’interfaccia, sono una distrazione inaccettabile mentre si studia.

Facebook, Google plus e gli altri Social sono spesso privi della necessaria riservatezza sui dati, tant’è che chi li sottoscrive dichiara di cedere i propri contenuti, foto e post alla piattaforma in uso. Lo scopo dei Social non è, ovviamente, quello di appropriarsi dei contenuti, ma di evitare cause legali di risarcimento danni derivanti dall’appropriazione o dalla pubblicazione di quei dati da parte di soggetti terzi.

Questi prodotti generalmente hanno una (UNA) interfaccia, studiata world wide per altri scopi e declinata invariabilmente anche per la scuola, non è customizzabile, non è possibile fare modifiche sulle proprie esigenze didattiche, anzi al contrario, se Facebook decidesse di aggiungere o eliminare componenti potrebbe farlo senza chiedere nulla a nessuno, anzi le modifiche che sono avvenute sono avvenute in aperto contrasto con moltissimi utenti (è appena successo pochi mesi fa). Non è previsto, non è possibile avere i propri dati presso la scuola/dipartimento/regione.

Privacy :

Non è un mistero che la privacy dei minori sia “ferocemente” difesa dalla legge Italiana che è bellamente aggirata da molte aziende internazionali.

I dati, in definitiva, appartengono ai Social, non sono vostri, provate a chiedere la cancellazione di alcuni dati da un social network, provate chiedere la cancellazione permanente dei dati vostri o di una persona per conto della quale state agendo in piena legalità.

Strumenti internazionali come Edmodo, rispondono alla legge statunitense (quando va bene) perchè in molti casi si scopre che per ragioni fiscali il server e la società sono stati spostati chissà in quale paradiso fiscale in barba agli accordi che si credono sottoscritti.

L’Italia ha una legge sulla privacy molto stringente: per la nostra legge on basta flaggare un “sì” o un “no” sulle condizioni d’uso e sul rispetto della legge sul trattamento dei dati ( si veda la circolare allegata) la legge italiana prevede che ci sia un preciso responsabile del trattamento dei dati e che sia soggetto alla giurisdizione italiana.

Il Codice della privacy definisce regole precise per il trasferimento dei dati personali fuori dall’Unione europea e vieta, in linea di principio, il trasferimento “anche temporaneo” di dati personali verso uno Stato extraeuropeo, qualora l’ordinamento del Paese di destinazione o di transito dei dati non assicuri un adeguato livello di tutela.

Questa evenienza può verificarsi frequentemente nel caso in cui si decida di usufruire di servizi di public cloud invece che di modalità private o ibride. Per le sue valutazioni il titolare del trattamento (in genere chi acquista servizi cloud) dovrà quindi tenere in debito conto anche il luogo dove vengono conservati i dati e quali sono i trattamenti previsti all’estero.

http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/1894503

Piattaforme Social declinate per la didattica :

Una piattaforma didattica non deve rispondere a criteri di marketing per vendere più pubblicità ma a precisi canoni didattico-pedagogici, aiutando fin dove sia possibile gli studenti più svantaggiati : DSA, BSE, Ipovedenti e Daltonici.

Deve essere evolvibile in senso partecipativo, ovvero incrementabile in funzione delle richieste dei partecipanti.

Una piattaforma Social per la didattica deve possedere potenti motori di ricerca full text capaci non solo di trovare un doc, taggare un filmato o delle immagini ad uno specifico argomento, ma anche di indicizzare un pdf, un allegato ecc. ecc.  altrimenti è praticamente inutile. Uno studente deve poter ripassare un argomento specifico ritrovando tutto il materiale con un click.

Una piattaforma deve poter essere erogata dai professori gradualmente, secondo un preciso piano didattico che consenta al corpo docente di abilitare i post, poi i rating, poi le wiki, poi le attività, i calendari, ecc. ecc. quando si abbia la sensazione (o certezza) che tutti abbiano capito come funziona lo strumento.

In definitiva una piattaforma didattica non deve e non può perdere i dati degli studenti, non solo i loro dati, ma anche i post, gli upload e quant’altro devono essere garantiti con un contratto scritto, non da vaghe promesse di solidità dei dati stessi. Deve garantire un solido SLA (Service Level Agreement) in grado di garantire il servizio agli studenti 365 giorni all’anno 24 ore al giorno.

Deve garantire la fruibilità della applicazione senza particolari corsi di formazione della soluzione.

Deve essere gradevole in senso funzionale. Ma soprattutto deve garantire che i dati degli studenti, i loro pensieri, i loro compiti non possano essere perduti, smarriti, o peggio diventare di dominio pubblico. Quindi la scuola e i decisori non devono prendere in esame solo il livello di sicurezza della soluzione adottata o l’affidabilità generica del fornitore, ma una sua precisa adesione alle regole imposte dalla legge Italiana e dal Garante delle Privacy che, ancora una volta non può essere una generica dichiarazione di intenti espressa oggi via Web con un documento che potrebbe essere sostituito domani senza nessuna contrattazione, o peggio, unilateralmente senza neppure una comunicazione in merito.

E’ necessario un preciso accordo firmato dalle parti circa il trattamento dei dati relativi alla privacy degli studenti.

Federico Del Freo – Zeta Social srl – www.zetasocial.it – federico.delfreo@zetasocial.it

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  1. Pingback: La didattica 2.0 e i Social Network | Zetasocial - 16 dicembre 2013

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