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Apps, Interventi, Risorse, Strumenti

Ricomincio da Bloom

Perché ricominciare da Bloom? Non certo per ritornare a Bloom, ma per intraprendere in modo consapevole e con qualche strumento in più i sentieri presenti e futuri dell’insegnamento e dell’apprendimento. Spesso ripercorrere la strada fatta è il miglior modo per non perdersi nel cammino che ancora attende, specie quando questo cammino, come è il caso del territorio dell’educazione, più che a un’autostrada somiglia a un labirinto di teorie, vecchie e nuove pratiche, attese escatologiche, mode assillanti, svariate tecnologie educative, acronimi impronunciabili, innumerevoli modi di declinare l’e-learning, articoli di fede, e così via. Ricominciare da Bloom è quindi un modo per fare chiarezza sulla questione centrale dell’apprendimento, incentrata sul significato che diamo a questa parola. Ma ricominciare da Bloom significa anche ripercorrere le metamorfosi di questa tassonomia degli obiettivi dell’educazione e dei modi di concepire e praticare l’apprendimento che si sono susseguiti in questi ultimi 60 anni tenendo presente che:
# la comunicazione, condivisione e creazione delle conoscenze costituisce un sistema complesso e aperto, quindi l’apprendimento non può essere concepito e praticato in modo riduzionistico, come un processo lineare e sequenziale;
# la priorità e la finalità non sono le tecnologie ma l’apprendimento, quindi il problema non è, semplicemente, aprire la scuola alle tecnologie, ma trovare il modo “migliore” di integrare queste nella didattica. Il fine è l’apprendimento non le tecnologie.

In questo lungo post ripercorrerò le metamorfosi della Tassonomia cui Bloom diede i natali, racconterò di come si trasformò nella Tassonomia Revisionata di Bloom all’inizio di questo secolo e dell’ultima metamorfosi cui ha dato luogo: la Tassonomia digitale di Bloom. Mi occuperò unicamente della tassonomia degli Obiettivi Cognitivi, trascurerò invece le tassonomie sviluppate per gli Obiettivi dell’area Affettiva e Psicomotoria. Quindi fornirò molte rappresentazioni grafiche della tassonomia e delle sue variazioni al fine di meglio comprenderne le caratteristiche e funzionalità e, infine, presenterò un percorso in verranno segnalate centinaia di applicazioni web e mobile apps, che potrà essere utilizzato come una guida da chi vorrà cimentarsi con la complessa opera di integrare le tecnologie educative nella didattica facendo riferimento alla tassonomia degli obiettivi cognitivi.

Samuel Benjamin Bloom

Samuel Benjamin Bloom

1. La Tassonomia di Bloom
Siamo nel 1956 quando viene pubblicato il primo volume della Tassonomia degli obiettivi educativi di Benjamin Samuel Bloom: Taxonomy of Educational Objectives che comprende anche un volume in cui vengono definiti gli obiettivi cognitivi: “Handbook I: Cognitive“. Si tratta dei risultati di una lunga e complessa indagine empirica condotta da Bloom e altri pedagogisti sull’operato di esaminatori e valutatori. L’opera di S. B. Bloom, B. S.; Engelhart, M. D.; Furst, E. J.; Hill, W. H.; Krathwohl, D. R. fu preceduta da una serie di conferenze tenutesi a Boston tra il 1945 e il 1953 e organizzate dalla Associazione Americana di Psicologia. Il procedimento adottato da Bloom e dai suoi collaboratori consistette nella raccolta e analisi di migliaia di giudizi formulate da operatori scolastici e commissioni esaminatrici, a partire da questi giudizi Bloom e il suo team cercarono di derivare le categorie più frequentemente utilizzate nella valutazione e le ordinarono secondo un sistema gerarchico costituiti da livelli disposti in ordine di crescente complessità: conoscenza, comprensione, applicazione, analisi, sintesi, valutazione. Ciascun livello venne a sua volta suddiviso in ulteriori sottolivelli, per ogni livello e sottolivello individuato vennero forniti degli esempi.
Immaginando la tassonomia di Bloom come una piramide avremo quindi anche una rappresentazione che descrive come si sviluppi l’apprendimento a partire dal semplice verso performance più complesse, ogni livello costituisce il gradino di una ascesa verso forme di apprendimento sempre più sofisticate e si deve procedere un gradino per volta e dal basso verso l’alto, infatti:
# prima di poter comprendere un concetto occorre conoscerlo
# per poterlo applicare occorre averlo compreso
# prima di analizzarlo dobbiamo essere in grado di applicarlo
# per poterlo sintetizzare, dobbiamo averlo prima analizzato
# infine, per poterlo valutare dobbiamo essere capaci di sintetizzarlo

Rappresentazione della Tassonomia di Bloom in forma di piramide

Rappresentazione della Tassonomia di Bloom in forma di “piramide”

Quindi la tassonomia di Bloom possiede differenti valenze:
# costituisce una classificazione ordinata degli obiettivi cognitivi dell’apprendimento
# propone il percorso che l’apprendimento deve seguire
# fornisce un modello della struttura cognitiva della mente e della sua dinamica e in questo senso non si tratta di una semplice classificazione arbitraria, ma di una tassonomia, in quanto essa rifletterebbe l’ordine reale secondo cui si sviluppano i processi cognitivi nell’apprendimento e quindi fornirebbe una rappresentazione oggettiva della realtà cui si riferisce.

Nell’immagine la tradizionale raffigurazione della tassonomia di Bloom in forma di “rosa” o “ruota“. Al centro le 6 capacità / abilità cognitive espresse attraverso sostantivi, ad ognuna di esse corrisponde un elenco di verbi che indicano le attività attraverso “classi di comportamenti” in cui quella abilità trovano espressione, ma anche le attività attraverso cui essa può essere conseguita fino ad averne la piena padronanza. A questo secondo elenco corrisponde poi una ulteriore lista di media, contenuti, procedure, canali comunicativi, attività, etc., che traducono su un piano più operativo e pragmatico la lista precedente.

Rappresentazione della Tassonomia di Bloom in forma di "rosa"

Rappresentazione della Tassonomia di Bloom in forma di “rosa”

A chi volesse consultare in italiano una versione della tassonomia degli obiettivi cognitivi, affettivi e psicomotori di Bloom, completa dei livelli e sottolivelli in cui è suddivisa, consiglio questa tabella pubblicata su Educazione&Scuola: Tassonomia degli obiettivi Educativi

2. Come è successo che la Tassonomia di Bloom abbia avuto tanto successo?
Prima di proseguire per esaminarne le metamorfosi, è importante fare alcune considerazioni sulla fortuna del lavoro di Bloom. La longevità della tassonomia di Bloom è dovuta al fatto che sia stata elaborata a partire non da un paradigma teorico, ma da una lunga e complessa indagine empirica. Non si tratta, come erroneamente alcuni potrebbero pensare, del risultato di una meccanica trasposizione del comportamentismo, in quegli anni dominante in Usa, all’ambito didattico. Lo stesso Bloom fu il principale ispiratore di quell’approccio all’apprendimento conosciuto con il nome di “Mastery Learning“, tradotto letteralmente “Apprendimento per la Padronanza“, il cui scopo è garantire a tutti un livello minimo di successo nell’apprendimento creandone le condizioni favorevoli e adeguando procedure e tempi alle esigenze e caratteristiche di ogni studente. In tale prospettiva l’apprendimento mira a garantire la padronanza di “abilità e capacità” da parte degli studenti, quelle abilità di cui Bloom ha offerto un “sistema di classificazione” da lui pensato come oggettivo.
Proprio perché non si ispira in modo diretto e rigido a una teoria piuttosto che a un’altra, la tassonomia di Bloom possiede una certa autonomia rispetto al contesto culturale degli anni ’50 e ’60 e una validità che va oltre il momento storico in cui fu proposta. Il segreto del successo e della longevità della tassonomia di Bloom, si tratta del sistema tassonomico degli obiettivi educativi più diffuso e utilizzato in ambito educativo, deriva dal suo carattere empirico, dalla sua adattabilità a svariati contesti e dalla possibilità di poterlo utilizzare indipendentemente da alcuni dei suoi presupposti teorici, come è infatti accaduto con la Bloom’s Revised Taxonomy o tassonomia di Bloom riveduta e corretta e con la Bloom’s Digital Taxonomy o Tassonomia Digitale di Bloom. Occorre però considerare che tale tassonomia è stata investita da un’aura quasi sacrale ed è divenuto uno strumento cui molti fanno riferimento senza ben capire cosa essa sia e come funzioni. Lo stesso Bloom, di fronte al successo della sua tassonomia, ebbe a sostenere che il libro in cui compare sia “uno dei testi meno letti ma più citati nell’educazione americana“.

3. La prima metamorfosi: “Tassonomia di Bloom Rivista”
L’aspetto più rilevante sul piano teorico della tassonomia di Bloom, ma che ha immediate conseguenze operative, è che l‘apprendimento viene concepito come un processo sequenziale e lineare che procede attraverso una serie di fasi ben definite ciascuna delle quali è condizione per poter accedere alla successiva. Sul piano pratico questo si traduce in una strategia di insegnamento che procede dal semplice al complesso e riserva gli obiettivi relativi alla capacità e competenze più elevate a fasi successive della formazione e dello sviluppo, anche psico – fisico, dello studente.
Questa premessa è stata considerata eccessivamente riduzionistica e messa in discussione dai successivi sviluppi della ricerca in ambito pedagogico, secondo i quali l’apprendimento è un processo complesso e da concepire secondo un paradigma sistemico.
Allo scopo di realizzare una versione riveduta e corretta della tassonomia di Bloom nel 2001 viene pubblicato “A Taxonomy for Learning, Teaching and Assessing: a Revision of Bloom’s Taxonomy of Educational Objectives“, si tratta del risultato di un lavoro di revisione della tradizionale tassonomia di Bloom condotto da un suo ex allievo Lorin Anderson e da David Krathwohl. Lo scopo dei due ricercatori era quello di aggiornare la tassonomia di Bloom per adeguarla alle mutate esigenze di docenti e studenti del XXI secolo, in particolare furono presi in considerazione i risultati della psicologia cognitiva, delle teorie del curricolo e della ricerca nel campo del testing e della valutazione.
La “BRT” o Tassonomia di Bloom riveduta e corretta o rivista, introduce modifiche che possono sembrare di poco conto ma che sono in realtà sostanziali, questi i principali cambiamenti intervenuti sul piano terminologico:
# i verbi sostituiscono i sostantivi utilizzati da Bloom per indicare le categorie della sua tassonomia
# la conoscenzaKnowledge, viene sostituita con la memorizzazione – Remembering, mentre la comprensione, indicata da Bloom con il termine “Comprehension“, viene indicata con “Undestending
# La valutazione passa dalla sommità della piramide al secondo posto
# Alla sintesi viene sostituita, in prima posizione, la creazioneCreating.

Tassonomia di Bloom e tassonomia di Bloom Rivista

Tassonomia di Bloom e tassonomia di Bloom Rivista

A questi mutamenti terminologici si accompagnano dei mutamenti strutturali, questi i principali:
1. Anderson e Krathwohl introducono la distinzione tra livelli più bassi della tassonomia che costituiscono abilità cognitive di ordine inferiore o LOTS, acronimo per Low Order thinking Skills; e i livelli posti in alto che costituiscono abilità cognitive di ordine superiore o HOTS, acronimo di Hig Order Thinking Skills;
2. Più complessa l’introduzione di una nuova dimensione che rende la tassonomia bidimensionale, mentre quella originaria era mono – dimensionale. Anderson e Krathwohl introducono infatti, accanto alla Dimensione dei processi cognitivi, che individua i processi usati nell’apprendimento e corrisponde alle 6 categorie di Bloom rivedute, la “Dimensione della Conoscenza” attraverso la quale vengono articolati i diversi generi di apprendimento per tipologia, essi sono: conoscenze fattuali, concettuali, procedurali, meta cognitive.

Tabella BRT - tassonomia di Bloom Rivista

Tabella BRT – Tassonomia di Bloom Rivista

Il risultato dell’intersezione tra Conoscenza e Processi Cognitivi genera una griglia composta da 24 celle in cui sono riportate le operazioni e i comportamenti concreti in cui si esprime il tipo di apprendimento corrispondente. Per esempio il ricordare dal punto di vista fattuale comporta la capacità di elencare; dal punto di vista concettuale, quella di riconoscere; dal punto di vista procedurale, il richiamare alla memoria; dal punto di vista metacognitivo, il riconoscere e identificare. L’immagine successiva è una rappresentazione semplificata della BRT, pur conservando una struttura gerarchica, il processo di apprendimento non è sequenziale e può cominciare da qualsiasi livello.

Rappresentazione semplificata della Bloom's Revised Taxonomy

Rappresentazione semplificata della Bloom’s Revised Taxonomy

4. La seconda metamorfosi: la Tassonomia digitale di Bloom
La seconda metamorfosi della tassonomia di Bloom vede la luce ad opera di Andrew Churchs nel 2008. Churchs, docente neozelandese, fa ampio utilizzo delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione nella sua attività di insegnamento, questa la premessa da cui muove: “Io credo che per preparare i nostri studenti al il futuro, dobbiamo prepararli al cambiamento, insegnar loro a porsi domande e pensare, ad adattare e modificare, setacciare e ordinare“. Per fare questo le tecnologie educative offrono un supporto cruciale, ma come integrarle nel processo formativo per ottenere gli effetti voluti? Il semplice utilizzo delle tecnologie non produce, automaticamente e magicamente, risultati educativi. Per questo Church si rivolge alla Tassonomia di Bloom riveduta e corretta da Anderson e Krathwohl e decide di compiere un ulteriore passo, ampliarne la portata fino ad includervi le tecnologie digitali, associando alle categorie della tassonomia quei comportamenti, problemi, processi e azioni di cui essa non da conto come: il web 2.0, il sovraccarico informativo (infowhelm o information overload), la costante crescita di tecnologie ubique e personali, il cloud computing, etc.. La Tassonomia digitale di Bloom non riguarda quindi le tecnologie, ma il loro utilizzo per facilitare e migliorare l’apprendimento. In essa viene posto l’accento non tanto sul risultato dell’apprendimento isolatamente considerato, quanto sulla qualità dei processi e dei prodotti. Chi volesse documentarsi sulla Tassonomia Digitale può leggere (in inglese) il testo in formato pdf di Andrew Churchs pubblicato l’1/4/2009, in cui l’autore presenta in 79 pagine la sua proposta e che può essere letto e scaricato liberamente al seguente link: Bloom’s Digital, di Andrew Churchs

Raffronto tra le tre versioni della tassonomia di Bloom: quella originaria, quella Rivista (BRT) e quella Digitale

Raffronto tra le tre versioni della tassonomia di Bloom: quella originaria, quella Rivista (BRT) e quella Digitale

La tabella sottostante, pubblicata su Fractus Learning, offre una rappresentazione sinottica e comparativa delle tre versioni della tassonomia di Bloom, in cui compaiono le varie capacità / abilità così come sono diversamente declinate nelle tre tassonomie. Si noti come si faccia riferimento alla più recente versione della tassonomia digitale di Bloom: la Tassonomia digitale di Bloom “Estesa”, che prevede un livello di competenze / obiettivi in più: condivideresharing, mentre analizzare diventa “concettualizzare” e comprendere (understanding) diventa connettere. Sono inoltre presenti due ulteriori colonne in cui sono riportati:
1. I livelli Funzionali: comportamenti cognitivi in cui si concretano operativamente le varie capacità cognitive individuate nei diversi livelli della tassonomia;
2. Attività realizzate con strumenti digitali: le corrispondenti attività realizzate con strumenti digitali.

Tabella comparativa delle tre principali versioni della tassonomia di Bloom: Classica, Rivista, e Digitale

Tabella comparativa delle tre principali versioni della tassonomia di Bloom: Classica, Rivista, e Digitale

5. Rappresentazioni Grafiche delle Tassonomie di Bloom
Una bella presentazione di Zaid Ali Alsagoff pubblicata su Slideshare il 19/03/2014 e intitolata “Visualizzazioni creative della Tassonomia di Bloom“. Si tratta di una raccolta di rappresentazioni grafiche della tassonomia di Bloom, tanto nella sua forma originaria quanto nelle sue innumerevoli metamorfosi. Le rappresentazioni sono ordinate secondo alcuni criteri, i principali sono:
# tipologia grafica: ruote, diagrammi, tabelle, presentazioni, poster, etc.
# versione della tassonomia: tassonomia di Bloom, Bloom’s Revised Taxonomy, Digital Taxonomy
# piattaforma: Web, iPAD, Android
# social media e/o servizio: Google, Pinterest, YouTube, Twitter
# area tematica: SAMR, Aula, Ricerca
Ogni immagine è accompagnata dal link che rimanda alla pagina web da cui l’immagine è presa. La presentazione consiste di 78 slides ed è suddivisa in diverse parti:
1. Risultati dell’apprendimento
2. Tassonomie Digitali
3. Web 2.0 e social media
Vengono inoltre segnalate molte applicazioni web e apps per dispositivi mobili che possono essere utilizzate per scopi educativi e per il conseguimento degli obiettivi specificati nelle tassonomie. Le fonti sono innumerevoli e sempre correttamente citate.

6. Una Bacheca carica di … tassonomie
Chi volesse approfondire l’argomento e fosse interessato ad avere maggiori informazioni sulle applicazioni e strumenti che il web mette a disposizione per tradurre nella didattica quotidiana gli obiettivi delle tassonomie o, semplicemente, chi intendesse avvalersi della applicazioni educative per impostare una didattica sul Blended Learning, può ricorrere a questa Bacheca da me pubblicata su Pinterest e dedicata alle tassonomie. La Bacheca raccoglie 48 link e viene da me aggiornata costantemente. Per crearla e popolarla ho utilizzato i seguenti criteri:
# Delimitazione dell’argomento:
Ho deciso di selezionare le risorse relative alle seguenti versioni della tassonomia di Bloom:
1. La Tassonomia di Bloom nella sua versione originale (1956);
2. La Tassonomia di Bloom Rivista o Bloom’s Revised Taxonomy (BRT), sviluppata a partire dalla precedente da Anderson e Krathwohl nel 2001;
3. La DBT – Digital Bloom Taxonomy, proposta da Andrew Churchs nel 2008, in cui gli obiettivi della BRT sono declinati secondo le competenze, abilità, operazioni e processi propri della comunicazione e della conoscenza digitale.
# tipologie delle fonti:
Nella raccolta ho selezionato vari fonti che trattano delle tassonomie e che si differenziano per tipologie, si tratta di:
1. Infografiche: rappresentazioni grafiche della delle Tassonomia di Bloom che la raffigurano in forma di piramide, ruota, albero, scala
2. Tabelle: in cui sono presentati i vari livelli e/o dimensioni delle tassonomie e le applicazioni o i principi pedagogici cui si ispirano
3. Articoli: in genere in inglese, in cui vengono approfonditi vari aspetti delle tassonomie tra i quali: come si utilizzano, quali sono i loro vantaggi e i loro limiti, quali i principi a cui si richiamano, etc.
4. Raccolte: molti dei link rimandano a quelle che sono, a loro volta, raccolte di risorse relative alle tassonomie

7. Sulle tracce digitali di Bloom …
Per facilitare la ricerca di applicazioni educative web, Android, iOS, ordinate secondo le tassonomie di Bloom, ho raccolto le migliori risorse al riguardo che ho trovato sul web in questi ultimi anni, si tratta di raccolte curate da docenti o esperti del settore che hanno selezionato e classificato il mondo proteiforme e in continuo cambiamento della apps.

7.1 Bloom Taxonomy of Apps: raccolta di applicazioni pubblicata su Issuu da Kelly Tenkely, si tratta di applicazioni web o per dispositivi mobile, prevalentemente per sistemi iOS. Il documento è di 8 pagine e in ogni pagina sono presentate circa 20/30 applicazioni rappresentate da un’icona cliccabile. Per ogni applicazione viene indicato il prezzo, qualora siano a pagamento e la tipologia (word processing, storytelling, presenting, mind mapping, etc. ). Le appliciazioni sono ordinate secondo la tassonomia di Bloom Rivista: Creazione, Valutazione, Analisi, Applicazione, Comprensione, Memorizzazione.
http://issuu.com/ktenkely/docs/lg_alpha/1

7.2 Bloom’s Digital Taxonomy and Web 2 Tools: una presentazione realizzata con Prezi da Phillippa Cleaves il 18/08/2013. La presentazione si compone di una decina di slides ed è intitolata Tassonomia Digitale di Bloom e strumenti web 2.0. Obiettivo della presentazione è ridefinire nell’ambito della cultura digitale la tradizionale tassonomia di Bloom e per ogni livello di questa individuare strumenti e applicazioni più consone allo sviluppo e/o potenziamento degli obiettivi cognitivi. Nelle prime slides viene presentata la tassonomia di Bloom ridefinita in termini digitali. Di seguito, per ogni livello, vengono segnalate alcune applicazioni web e/o mobile per la maggior parte free o freemium. Per accedere alla applicazione è sufficiente cliccare sull’icona che la rappresenta.

 

7.3 The Padagogy Wheel: la ruota della Padagogia, si tratta di un rappresentazione grafica molto complessa sviluppata da Allan Carrington dell’Università di Adelaide in Australia. In questa “ruota” la tassonomia degli obiettivi cognitivi di Bloom Rivista, viene incrociata con:
# il modello S.A.M.R.: sviluppato da Ruben Puentedura, il cui scopo è fornire una procedura per la graduale integrazione delle tecnologie educative nella didattica, quindi una guida per docenti e studenti che articola in 4 fasi o passaggi l’introduzione delle nuove tecnologie nell’insegnamento e apprendimento: Substituition (sostituzione), Augmentation (Sviluppo), Modification (Modificazione), Redefinition (Ridefinizione)
# le applicazioni educative iOS: sviluppate da Apple e utilizzate in ambito scolastico con gli iPad, da qui il nome di Padagogy invece che Pedagogy. In realtà molte delle applicazioni per dispositivi mobili segnalate sono disponibili anche per sistemi operativi Android o presentano una versione utilizzabile via web e sono quindi fruibili da da chiunque, a prescindere dal sistema operativo.
Alan Carrington ha sviluppato varie versioni della Padagogy Wheel, qui sotto l’immagine della versione 3.0, rilasciata il 06/09/2013 e che comprende 64 apps per iPad, per una visione ottimale consiglio di cliccare sull’immagine per ingrandirla:

The Padagogy Wheel V3.0 - La Ruota della Padagogia

The Padagogy Wheel V3.0 – La Ruota della Padagogia V3.0

 La versione più recente della Ruota della Padagogia è la V4.0 pubblicata il 03/01/2015, la struttura della rappresentazione è rimasta immutata, ma le applicazioni sono diventate 122, cliccando sul link si può visualizzare l’immagine della V4.0 in PDF: The Padagogy Wheel V4.0.

7.4 Caratteristiche della V.4.0
La rappresentazione grafica della versione 4.0 presenta moltissimi strumenti e informazioni, per comprendere e utilizzare ogni cosa al meglio è utile un esame dei vari elementi:

a. La mappa è cliccabile, in particolare le apps sono indicate con icone cliccabili, cliccandovi sopra si viene indirizzati ad una scheda in cui sono riportate tutte le informazioni necessarie per valutare la applicazioni: descrizione, caratteristiche, funzionalità generali, eventuale costo, links, valutazioni, etc.

b. Codici QR: Si fa largo impiego dei codici QR – QR code, che integrano e contestualizzano le informazioni della ruota. Sono presenti quattro codici:
# Il primo in lato a destra rimanda a un articolo pubblicato il 07/03/2015 sul sito The Unity Learning Community  dal titolo The Padagogy Wheel V4.0 … The Next generation, in cui vengono presentate le caratteristiche e novità della V4.0
# Il secondo rimanda a un articolo pubblicato sul sito citato in precedenza l’8/6/2013 dal titolo Using The Padagogy Wheel: It’s All About Grey-matter Grids (GGs) http://www.unity.net.au/allansportfolio/edublog/?p=917 in cui si illustra la metodologia per ottenere i migliori risultati educativi utilizzando questo strumento
# il terzo codice rimanda al sito Appitic.com http://appitic.com/ un archivio online di applicazioni educative sviluppate da Apple. Nell’archivio sono classificate secondo le categorie cognitive di Bloom circa 400 applicazioni testate da docenti e studenti di tutto il mondo.
# il quarto codice, posto al centro della ruota, rimanda a un articolo del 04/06/2013 The Padagogy Wheel: Learning Design starts with graduate attributes, capabilities and motivation http://www.unity.net.au/allansportfolio/edublog/?p=874 che si può tradurre: “La ruota della Padagogia: il Learning Design inizia con le qualità dei laureati, le capacità e la motivazione”, in cui si spiega come queste siano la precondizione che garantisce il successo di qualsiasi progetto di apprendimento, si tratta competenze cognitive e metacognitive ma anche di di valori, atteggiamenti psicologici, variabili emotive, etc.

c. Criteri di Selezione delle apps: sulla sinistra sono elencati i criteri cui si è fatto ricorso per selezionare le varie applicazioni ordinati in base alle diverse categorie cognitive della tassonomia

d. Struttura della “Ruota”: procedendo dal centro della circonferenza verso il perimetro, la circonferenza è suddivisa in una serie di cerchi concentrici:
# centro: è il punto di partenza: motivazione, capacità, caratteristiche laureati
# The Puzzle of motivation https://youtu.be/rrkrvAUbU9Y: video di una conferenza di Dan Pink pubblicato su TED Talks che risale al 2009 e in cui prende in esame il “Puzzle della motivazione” riguardante la dinamica delle motivazioni e ricompense e le sue conseguenze sul comportamento. Il video è in inglese con i sottotitoli in italiano.
# Categorie Cognitive di Bloom: questo cerchio, il terzo a partire dal centro, è suddiviso in 5 sezioni, una per ogni obiettivo individuato dalla Tassonomia Rivista di  Bloom, infatti Remembering e Undestanding sono unificati. Il numero fa riferimento alle apps classificate entro la sezione.
# Verbi d’Azione – quarto cerchio: suddiviso in 5 sezioni, in ciascuno sono riportate le attività conoscitive – educative relative alle diverse categoria cognitive, per esempio: la categoria del creare si attua in varie azioni tra cui quella dell’ipotizzare
# Attività – quinto cerchio: anche in questo caso abbiamo la suddivisione in sezioni corrispondenti alle categorie della tassonomia, i termini sono verbi che rappresentano i concreti comportamenti digitali, in cui le attività cognitive prima considerate trovano espressione. Per esempio: l’attività creativa dell’avanzare ipotesi si traduce nei termini della pratica digitale in azioni di: “video editing” o “digital storytelling”, o “screencsting”. Anche in questo caso il numero che accompagna il termine indica il numero di applicazioni individuate e atte a realizzare quella determinata attività. Inoltre cliccando tale termine si accede a una pagina di appitic in cui sono elencate tutte le applicazioni con relativa scheda informativa.
# iPad Apps – sesto cerchio: finalmente abbiamo le applicazioni educative con cui realizzare i comportamenti descritti nelle attività digitali viste precedentemente. Per esempio, per realizzare lo screencasting possiamo utilizzare le seguenti apps: Explain Everyting, Educreations, ShowMe, etc. Anche in questo caso, cliccando sull’icona, si viene rinviati a una pagina interamente dedicata all’esame di quella app.
# S.A.M.R. Model – settimo cerchio: l’ultimo cerchio che delimita la “Ruota della Padagogia”, riporta le 4 fasi del modello S.A.M.R., suggerendo a quali attività educative ricorrere e con quali applicazioni realizzarle per integrare le tecnologie nell’apprendimento.

e. Technologia ancilla paedagogiae: sottolineo come la Ruota vada letta e utilizzata procedendo dal centro e muovendosi verso la circonferenza più esterna, a sottolineare come la corretta procedura per integrare le tecnologie nell’apprendimento sia partire dalle esigenze educative e pedagogiche a cui le tecnologie devono essere “piegate” e su cui devono essere tarate.

7.4. Bloomin’ Apps: lungo articolo pubblicato sulla Kathy Schrock’s Guide to Everything (La guida di Kathy Schrock ad ogni cosa) che raccoglie numerose rappresentazioni grafiche delle tassonomie e 5 infografiche interattive comprendenti numerose applicazioni web e per dispositivi mobili, ordinate secondo la tassonomia degli obiettivi cognitivi di Bloom (e derivate)

 

Gli ingranaggi dei processi cognitivi

Gli Ingranaggi dei Processi Cognitivi

Ogni infografica è costituita da un riquadro che presenta 6 file di 6 icone cliccabili ciascuna delle quali rappresenta una applicazione educativa, cliccando sull’icona si apre una pagina in cui compaiono le informazioni essenziali relativa ad essa. Le infografiche sono 5: una per le applicazioni  per iPad, una per quelle Android, una per quelle Windows, una per quelle Google, infine una più generica che raccoglie applicazioni Web 2.0.

Applicazioni Windows a supporto della Tassonomia Rivista di Bloom

Linkografia
Angela Martini, Un imperativo per l’apprendimento, Adi
Educational Origami, Bloom’s Digital Taxonomy
M
ary Forehand, Bloom’s Taxonomy, EPLTT
Mauro Laeng, Tassonomia degli obiettivi educativi, Treccani.it
Bloom’s taxonomy, en.wikipedia
Thomas, Bloom’s Taxonomy and the Digital World, Open Education
Andrew Church, Bloom’s Digital Taxonomy, Educational Origami
Leslie Owen Wilson, Anderson and Krathwohl – Bloom’s Taxonomy Revised, The Second Principle

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Informazioni su gianfrancomarini

insegno Storia e Filosofia nel Liceo Scientifico "G. Brotzu" di Quartu Sant'Elena. Sono laureato in Filosofia presso l'Università di Cagliari e in Tecnologia della comunicazione multimediale presso l'Università di Ferrara. Curo un blog e una rubrica dedicata alle nuove tecnologie nella didattica su scoop.it.

Discussione

5 pensieri su “Ricomincio da Bloom

  1. Innanzitutto voglio complimentarmi con Gianfranco e ringraziarlo per aver scritto un compendio della tassonomia di Bloom di grande utilità, almeno per me. Gran bel lavoro!
    La tabella bidimensionale della tassonomia di Bloom revisionata mette molto bene in evidenza le attività con un livello cognitivo superiore -mi sembra collocate nel settore in alto a destra- che mettono in relazione la dimensione di conoscenza metacognitiva con il processo creativo.
    Altre considerazioni che mi sento di fare riguardano la tabella della Tassonomia Digitale di Bloom. Per poter utilizzare le IT in maniera efficace sicuramente i nostri studenti devono innanzitutto acquisire le abilità riguardanti Knowledge e Comprehension, ovvero ricercare informazioni sul web, catalogarle e organizzarle in maniera sistematica e collaborativa.
    Ecco che torna in maniera prepotente la necessità, per lo meno nelle scuole superiori, ma perché no anche alle “medie”, di istituire dei corsi di “cittadinanza digitale” in maniera trasversale a tutti gli insegnamenti. Non è più possibile concepire l’insegnamento dell’uso delle IT come appannaggio unico delle discipline tecnologiche (informatica, tecnologia, ecc.).
    Nell’organico dell’autonomia potrebbero essere utilmente individuati docenti che progettino e realizzino corsi sull’uso delle IT nella didattica, dedicati non solo agli studenti ma anche -in chiave di autoaggiornamento- ai docenti stessi.

    Pubblicato da Pietro Blu Giandonato | 31 agosto 2015, 6:57 pm

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